Leonardo Pivi



Daniela Ardizzone
Nicola Davide Angerame
Dede Auregli
Renato Barilli
Luca Beatrice
Maria Rita Bentini
Bruno Benuzzi 
Francesco Bonazzi
Beatrice Buscaroli Fabbri
Lorenzo Canova
Paul Carey Kent
Fabio Cavallucci
Guido Curto
Roberto DaOlio
Edoardo Di Mauro
Emanuela De Cecco
Costantino D’Orazio
Francesco Gabellini 

Sabrina Ghinassi
Francesca Giraudi
Raffaella Iannella
Anna Malapelle
Susanna Mandice
Luigi Meneghelli
Guido Molinari
Alessandro Pessoli
Francesca Pietracci
F. Poli / G. Serusi
Ludovico Pratesi
Letizia Ragaglia
Gianni Romano
Maurizio Sciaccaluga
Marco Senaldi
Sabina Spada
Maria Grazia Torri 

Recensione mostra Milano galleria Eos pag 112
Flash Art n° 210, 1998

Maria Grazia Torri

“Il bell’incubo di Maria” è il titolo della sconcertante mostra che Leonardo Pivi ha tenuto nello spazio vagamente chiesastico della galleria EOS.
L’aspetto che più salta agli occhi in questa rassegna è la follia degli accostamenti. Maria, ripresa pari pari da un santino, viene contrapposta ad altre immagini della serialità contemporanea tra cui Paul Newman e Hitler e l’effetto è fortemente omologatorio, perché quando ti impongono un’immagine, essa acquista comunque un valore auratico e un potere dovuto sia all’imposizione che alla selezione operata dal soggetto nell’ambito del set di tutte le immagini mediali disponibili, affinché essa ci colpisca. 
Ma la cosa che sconcerta davvero sono i ritratti vilipesi dei santi, collocati in una sorta di “cappelle laterali”, mostri orrendi e raccapriccianti a grandezza naturale, costruiti con la paziente e certosina tecnica dell’antico mosaico, quella di sant’Apollinare, alcuni con gli organi sessuali ben in vista, altri con gli occhi dei cartoons ma con pupille riflettenti l’immagine di Maria dello stesso famigerato santino. Altrettanto sconcertanti sono certi putti in marmo collocati incautamente nei bidoni della spazzatura, o gli scheletri rattrappiti mezzi sotterrati sotto il livello del pavimento, quasi che la galleria si trasformi in una misteriosa e funerea cripta. La chiesa ha fatto per secoli di Maria lo stesso scempio che la televisione fa ora di noi, imponendoci le sue caterve di immagini, di idoli involontari non scelti, di mostri imposti a tutti i costi, persecutori della nostra quiete e guastatori della tranquillità pubblica. Maria, questo terrificante mostro pubblicitario, ha perso tutti i tratti della pietas per diventare come quel povero gigantesco burattino di legno, con la testa imprigionata in un forcone che cammina e si agita incessantemente simulando il nostro moto perpetuo. Sì quel burattino siamo noi non più vittime di una sacra immagine, ma di uno spietato, gigantesco, feroce e mostruoso immaginario collettivo teleimposto e videoconsacrato: Ottima e singolare è l’abilità di Pivi mosaicista, che stride anch’essa con la velocità spasmodica del tempo reale e della raffica di immagini con cui l’etere ci saetta e ci schiaccia.