Leonardo Pivi



Daniela Ardizzone
Nicola Davide Angerame
Dede Auregli
Renato Barilli
Luca Beatrice
Maria Rita Bentini
Bruno Benuzzi 
Francesco Bonazzi
Beatrice Buscaroli Fabbri
Lorenzo Canova
Paul Carey Kent
Fabio Cavallucci
Guido Curto
Roberto DaOlio
Edoardo Di Mauro
Emanuela De Cecco
Costantino D’Orazio
Francesco Gabellini 

Sabrina Ghinassi
Francesca Giraudi
Raffaella Iannella
Anna Malapelle
Susanna Mandice
Luigi Meneghelli
Guido Molinari
Alessandro Pessoli
Francesca Pietracci
F. Poli / G. Serusi
Ludovico Pratesi
Letizia Ragaglia
Gianni Romano
Maurizio Sciaccaluga
Marco Senaldi
Sabina Spada
Maria Grazia Torri 

Figurazione e Defigurazione 
Galleria Civica di Bolzano, 1999 

Letizia Ragaglia 

(…) Leonardo Pivi lavora al nostro immaginario mitico (arcaico, religioso, filmico) sviluppando un personalissimo linguaggio che coinvolge elementi originari ed archetipici con il contemporaneo. Tra le sue creazioni recenti troviamo delle sculturine ibride, sconcertanti, sospese tra storia ed attualità che nell’acutezza della loro esecuzione racchiudono un complesso messaggio che rinvia alla nascita sacrale della scultura e che in quanto idoli (dal greco eidolon: figura, simulacro) ripropongono la sempiterna questione del culto di un’immagine come sede di un’idea. Anche nei suoi mosaici Leonardo unisce sinergicamente antichità ed attualità: la tecnica arcaica del mosaico ci permette, o meglio ci costringe a fissare un oggetto con criteri percettivi peculiari; per ricreare un soggetto in un mosaico ci dobbiamo porre di fronte ad esso con un attenzione che esula da “vedere comune”. Leonardo Pivi crea dunque una “resistenza” ad un diffuso modo di vedere veloce e sfuggente (“clippato”) e ci propone di vedere con questi criteri un mito contemporaneo come Jim Morrison.

MediumMedea
(catalogo) 

Museo d’Arte Moderna, Bolzano 1997
Letizia Ragaglia 

Archetipo. Una parola chiave per il lavoro di Leonardo Pivi, il quale secondo una pregnante definizione di Roberto Daolio “attualizza l’arcaico e mitizza il sacro”. Nell’opera di Leonardo c’è una straordinaria cornmistione tra originario e contemporaneo, tra “primitivo” e tecnologico, i quali si fondono con estrema naturalezza, si arricchiscono a vicenda. Potremmo persino azzardare di lasciarci sfuggire che il suo lavoro è una metafora del “nulla si crea e nulla si distrugge”…
Immagini, forme, gesti che attraversano il tempo – e i vari media che si susseguono nel tempo. Riferimenti, analogie, caratterizzano la complessa e affascinante ricerca di questo artista, interprete di questo tempo, in cui le sofisticate tecnologie della comunicazione, procurando un surplus di dati ed informazioni, ci permettono un dialogo ravvicinato tra miti antichi e contemporanei, ma creano anche un disorientamento nei confronti del mito, del sacro e dell’archetipo, e ne abbassano il significato, come sottolinea Claudio Marra altrove in questo catalogo. L’atto di fotografare la pancia di una donna gravida, su cui viene proiettata col video una scultura-maschera assurge a rito contemporaneo paradigmatico: la maschera, uno degli strumenti magico-mimetici più antichi, viene “tatuata” sul luogo che perpetua la vita per eccellenza – il ventre di una donna gravida -, ma ciò avviene per contrasto grazie all’impiego di una tecnologia sofisticata ed il tutto viene fissato da un medium istantaneo come la fotografia. I media, da un lato hanno annullato le distanze tra presente e passato, ma dall’altro hanno condotto ad una mitizzazione generalizzata: il lavoro di Leonardo ci fa riflettere sul modo in cui miti “originari” reagiscono al contatto con i nuovi “miti”.

“Quattro venti”
(catalogo), Manciano 2002 

Letizia Ragaglia 

Leonardo Pivi lavora al nostro immaginario mitico (arcaico, religioso, filmico) sviluppando un personalissimo linguaggio che coinvolge elementi originari ed archetipici con il contemporaneo. Tra le sue creazioni recenti troviamo delle sculturine ibride, sconcertanti, sospese tra storia ed attualità che in quanto idoli (dal greco eidolon: figura, simulacro) ripropongono le sempiterna questione del culto di un’immagine come sede di un’idea. 
Anche nei suoi mosaici Pivi unisce sinergicamente antichità ed attualità: la tecnica arcaica del mosaico ci permette, o meglio ci costringe a fissare un oggetto con criteri percettivi peculiari; per ricreare un soggetto in un mosaico ci dobbiamo porre di fronte ad esso con un’attenzione che esula dal “vedere comune”.
Nel progetto “Quattro venti” Leonardo Pivi è presente con due lavori. Sul retro della sede del comune di Manciano un braccio di metallo regge una maschera/teschio in osso, la quale si appoggia sulla punta di un cipresso. 
Esperto di mosaici ha realizzato questa maschera ancor prima dei tragici eventi dell’undici settembre; adesso questa scultura, visibile da lontano, acquista un significato ancora più inquietante. Fedele alla sua rivisitazione di miti e archetipi, l’artista romagnolo posiziona un pinocchio con l’aureola di neon blu in una sede espositiva del centro di Montemerano.