Leonardo Pivi



Daniela Ardizzone
Nicola Davide Angerame
Dede Auregli
Renato Barilli
Luca Beatrice
Maria Rita Bentini
Bruno Benuzzi 
Francesco Bonazzi
Beatrice Buscaroli Fabbri
Lorenzo Canova
Paul Carey Kent
Fabio Cavallucci
Guido Curto
Roberto DaOlio
Edoardo Di Mauro
Emanuela De Cecco
Costantino D’Orazio
Francesco Gabellini 

Sabrina Ghinassi
Francesca Giraudi
Raffaella Iannella
Anna Malapelle
Susanna Mandice
Luigi Meneghelli
Guido Molinari
Alessandro Pessoli
Francesca Pietracci
F. Poli / G. Serusi
Ludovico Pratesi
Letizia Ragaglia
Gianni Romano
Maurizio Sciaccaluga
Marco Senaldi
Sabina Spada
Maria Grazia Torri 

“Nient’altro che scultura”
catalogo 
XIII Carrara Biennale, Francesco Poli, 2008

Gabriella Serusi

La ricerca artistica di Leonardo Pivi è un dialogo continuo tra sapienza classica della scultura e sensibilità contemporanea. Pivi è nato a Cesena, in Romagna, non lontano da quell’area che ha per centro Ravenna e che rappresenta la culla della civiltà musiva italiana. Di quel fare arte, lo scultore ripropone, oggi, soprattutto la metodologia operativa, l’attenzione per il dettaglio, la cura formale raggiunta con il lavoro paziente, la passione per l’artigianalità che è anche sinonimo di qualità dell’opera.
Una forza primordiale ed arcaica percorre i lavori di Leonardo Pivi: sculture in cemento armato, sassi scolpiti ma anche immagini in computer graphic o interventi sul corpo che hanno come comune denominatore la carica fantastica di un ipotetico immaginario medioevale, accanto ad una spinta verso alterazioni e mutamenti propri dell’universo massmediale.
Leonardo Pivi ama far dialogare – anche in modo provocatorio – la nobile tecnica antica con i media fugaci ed effimeri di oggi; integra perfettamente l’ambito artistico legato ad un fare materiale (scolpire, disegnare) con i mezzi espressivi freddi come video, diapositive, ready –made, giungendo ad una sintesi in grado di condurre energie che attingono a una dimensione atavica. Le sue opere sono spesso pervase da una carica sottilmente ironica, da elementi mitici, simbolici, religiosi, che convivono accanto a personaggi e figure proprie del mondo dell’infanzia: pinocchi e puffi inquietanti, immersi in un’operazione di straniamento e di alterazione, generata dagli stessi meccanismi dell’universo onirico. 
In mostra a Carrara, viene presentato uno degli esempi più felici di questa commistione tra classicità e attualità.
Un piede scolpito finemente in marmo bianco secondo un gusto iperrealista, fa bella mostra di sé mentre tiene alzato il dito medio in segno provocatorio. L’idea classica della statua, della sua perfezione aulica, dell’armonia delle forme, simboleggiata qui da una parzialità del corpo (piedi e mani erano particolarmente importanti nella storia della statuaria) viene stravolta attraverso un’operazione linguistica irriverente. Abilmente, Pivi intercetta sul piano sociale le ricadute, i significati del gesto estetico.
In questa prospettiva, l’opera d’arte si configura come un indice comportamentale; non solo quale luogo e momento ideale di riflessione ma anche, e soprattutto, come spazio di dissenso aperto.