Leonardo Pivi



Daniela Ardizzone
Nicola Davide Angerame
Dede Auregli
Renato Barilli
Luca Beatrice
Maria Rita Bentini
Bruno Benuzzi 
Francesco Bonazzi
Beatrice Buscaroli Fabbri
Lorenzo Canova
Paul Carey Kent
Fabio Cavallucci
Guido Curto
Roberto DaOlio
Edoardo Di Mauro
Emanuela De Cecco
Costantino D’Orazio
Francesco Gabellini 

Sabrina Ghinassi
Francesca Giraudi
Raffaella Iannella
Anna Malapelle
Susanna Mandice
Luigi Meneghelli
Guido Molinari
Alessandro Pessoli
Francesca Pietracci
F. Poli / G. Serusi
Ludovico Pratesi
Letizia Ragaglia
Gianni Romano
Maurizio Sciaccaluga
Marco Senaldi
Sabina Spada
Maria Grazia Torri 

Essere venuti da lontano
(Mediterraneo, catalogo, 1997)

Francesca Pietracci 

“Mai impariamo così ben come quando inventiamo”, ha affermato Jean Piaget, psicologo dello sviluppo; infatti è proprio attraverso l’invenzione di un nuovo aspetto psico-fisico che molti artisti, in questo momento, stanno portando avanti un discorso che si potrebbe riassumere nel concetto di “uomo del millennio”. Tra mitologia e fantascienza, tecnologia e primitivismo, quello che emerge è l’interesse per un nuovo essere capace di contenere l’evoluzione, la trasformazione, lo stato perfetto ed ultimo. Le culture sorte nell’area del Mediterraneo si amalgamano e si intrecciano rispetto a questo interesse e quello che ne emerge è, appunto, un’ipotesi di futuro fondata su differenti tradizioni e mitologie delle origini.
Tommaso Lisanti è un raffinato conoscitore della mitologia classica, i suoi angeli tecnologici sono esseri che hanno scoperto il segreto dell’eterna giovinezza, sono creature che frequentano lo spazio delle nostre civiltà acquistando, man mano il dono del’incorruttibilità.
Ma se per tutti il sogno di eternità è sempre latente ed è sempre proiettato nel futuro, per Matt Marello (U.S.A.), in questa ultima serie di lavori, questo interesse si rivolge al passato. Il film sulla grande catastrofe di Pompei, distrutta dal terremoto nel I sec. d. C., è la scena nella quale si svolgono il suo video e i lavori fotografici tratti da esso. D’improvviso il volto dell’artista si scorge qua e là tra la folla impazzita, è una presenza estranea, capace di tutto, anche di rivivere il passato.
A proposito di passato Leonardo Pivi inventa esseri capaci di riassumere la specie umana e quella animale, una sorta di divinità protettrici che sopravvivono ai monumenti, alle città, alle pietre incorruttibili. Le sue sculture osservano lo sfilare dei secoli, dilatando i propri occhi e assumono i tratti somatici tipici delle maschere africane.
E proprio dall’Africa arriva Fathi Hassan, dalla nobile terra di Nubia, a proporci una nuova mitologia, quella dell’elefante sacro, secondo lui progenitore del genere umano. Questo animale contiene la memoria del mondo e, per mezzo di essa, dalla sua testa fuoriescono esseri viventi e parole, nuove mitologie che si connettono tra loro eseguendo un giro di giostra, una danza ancestrale.
E ancora l’Africa viene rappresentata nell’opera di Giorgio Lupattelli, ma qui è l’attualità ad interessare l’artista, la violenza, lo scontro, il massacro. Nella sua installazione l’uomo, il mitra e il continente si guardano, cercando un’intesa impossibile, convivono drammaticamente, così come, senza provare particolare sconforto, quotidianamente vediamo nelle immagini televisive.
Sabato Angiero recupera invece il libro, la carta stampata, come oggetto deteriorabile e come concetto in sé. Il volto di Karl Marx fuoriesce da questa stratificazione di pagine attraverso piccole combustioni che, come pennellate, incidono e distruggono il messaggio scritto acquisito. Soltanto alcune parole restano leggibili, alcuni frammenti di frasi, impresse nella memoria e riconnesse tra loro in cerca di un nuovo significato.
Andrea Renzini predilige la comunicazione tecnologica, i suoi personaggi provengono dal mondo del fumetto, ma da esso si emancipano per conquistare un loro reale territorio, si appropriano di un loro spazio e, attraverso le loro fattezze allungate ed eteree, propongono un nuovo modello estetico.
Maria Semeraro crea Oliver, un personaggio capace di mutevoli sembianze, capace di apparire e scomparire, di penetrare le idee e le forme, capace di navigare all’interno e all’esterno dell’arte, di scoprirne i misteri, di percorrere gli spazi delle motivazioni interne.
La sua missione speciale consiste nell’individuare segnali di unità. Diversa la tendenza alla trasformazione di Stefano Scheda. Le sue grandi immagini fotografiche rappresentano uomini dalle carni oltraggiate dagli agenti atmosferici. Il suo lavoro si può considerare una prova di sopravvivenza alla morte formulando l’ipotesi che il nostro fisico possa allenarsi a sopravvivere percorrendo il fuoco, l’acqua, l’aria e la terra.
Per Francisco Smythe (Cile) la percorribilità dello spazio e del tempo è rappresentata da una mente capace di trasformare in un vortice creativo le varie esperienze. La sua è una concezione di circolarità, di sistema globale e compiuto acquisita attraverso l’esperienza del viaggio e, in particolare, dell’Italia. Il problema dell’uomo che genera l’estinzione delle altre specie animali è il tema centrale dell’opera di Andrea Neri. Servendosi di una tecnica composita, che recupera la tradizione artistica del passato attraverso l’encausto e l’affresco, l’artista pone come emblema dell’operato umano e del suo lavoro un uccello rapace, vittima e assassino nello stesso4empo, immagine problematica del passato e del futuro.