Leonardo Pivi



Daniela Ardizzone
Nicola Davide Angerame
Dede Auregli
Renato Barilli
Luca Beatrice
Maria Rita Bentini
Bruno Benuzzi 
Francesco Bonazzi
Beatrice Buscaroli Fabbri
Lorenzo Canova
Paul Carey Kent
Fabio Cavallucci
Guido Curto
Roberto DaOlio
Edoardo Di Mauro
Emanuela De Cecco
Costantino D’Orazio
Francesco Gabellini 

Sabrina Ghinassi
Francesca Giraudi
Raffaella Iannella
Anna Malapelle
Susanna Mandice
Luigi Meneghelli
Guido Molinari
Alessandro Pessoli
Francesca Pietracci
F. Poli / G. Serusi
Ludovico Pratesi
Letizia Ragaglia
Gianni Romano
Maurizio Sciaccaluga
Marco Senaldi
Sabina Spada
Maria Grazia Torri 

Tracce spirituali
Tratto da XV triennale d’arte sacra Celano (2000)
Raffaella Iannella

Con la tecnica rinnovata di materiali riciclati, Leonardo Pivi attualizza lo studio del mosaico, ma solo per l’esigenza dell’elogio alla lentezza che gli permette il processo meditativo e selettivo di raccolta di elementi organici e inorganici, come un anacronistico naturalista, collezionista di vetrine delle meraviglie e di stranezze eccentriche, bensì, per dar vita ad un mondo ideale, ad un soggetto bizzarro, grottesco, che sembrano usciti da contaminazioni della cosmografia cattolica con l’arte medioevale, un effetto di “manierismo gotico” come “critica comparata applicata all’iconologia”.
Infatti Pivi seleziona i materiali, soprattutto per i rimandi simbolici che essi contengono, e per la necessità di preparare in laboratorio una nuova vita, con frammenti provenienti da altri corpi, geneticamente diversi, ossia, denti, ossa, corallo, cocci di terracotta, legno fossile, metabolizzato e trasformato in tasselli ”musivi” con l’attrezzatura tradizionale del mosaicista che “sono costretti dall’artista a produrre materia colore, non idonea al mosaico convenzionale” ma indispensabili alla sua poetica.
Il lavoro è magia di un’ “alchimia degli estremi”, caricato dello “spirito vitale”, l’essenza particolare che si può attingere solo dall’anima che Pivi identifica come il più grande dono che il creatore ha regalato all’uomo.
Così “ambasciator non porta pena” è la versione satanica di un angelo caduto dal cielo, da osservare nei dettagli, accostando le sfumature dei colori forti allo stupore di sostanze inusuali, ribelle al valore divino, compie il gesto assurdo di togliersi la vita, dal quale potrà rinascere a nuova esistenza.
Una combinazione che è analoga e ribelle tra l’assetto estetizzante e il contenuto del messaggio, tra l’aberrazione delle proporzioni e misure e la volontà di mettere insieme le diversità del mosaico come quelle dell’anima, con la dote di intuire il simile nel dissimile, la normalità nella stranezza e viceversa.

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