Leonardo Pivi



Daniela Ardizzone
Nicola Davide Angerame
Dede Auregli
Renato Barilli
Luca Beatrice
Maria Rita Bentini
Bruno Benuzzi 
Francesco Bonazzi
Beatrice Buscaroli Fabbri
Lorenzo Canova
Paul Carey Kent
Fabio Cavallucci
Guido Curto
Roberto DaOlio
Edoardo Di Mauro
Emanuela De Cecco
Costantino D’Orazio
Francesco Gabellini 

Sabrina Ghinassi
Francesca Giraudi
Raffaella Iannella
Anna Malapelle
Susanna Mandice
Luigi Meneghelli
Guido Molinari
Alessandro Pessoli
Francesca Pietracci
F. Poli / G. Serusi
Ludovico Pratesi
Letizia Ragaglia
Gianni Romano
Maurizio Sciaccaluga
Marco Senaldi
Sabina Spada
Maria Grazia Torri 

“Dizionario della giovane arte italiana”
Giancarlo Politi editore 2003
Beatrice Buscaroli Fabbri

Leonardo Pivi si rifà a metodologie antiche di lavoro, ottimo mosaicista, sensibilissimo scultore, s’impadronisce di linguaggi espressivi del passato, utilizza il potere evocativo e inquietante del mondo primitivo, si lascia prendere da veri eccessi d’ira artistica che accendono opere di una durezza visiva o concettuale al limite della sopportazione: è il primordiale che affiora, la sensibilità che attraversa percorsi inconsueti, inciampando e reagendo con un’energia furiosa.

Generazionale
(catalogo mostra) 2001
Beatrice Buscaroli Fabbri

Leonardo Pivi sconcerta. È il più forte impatto visivo del suo lavoro a creare questa prima impressione, seppur attenuatasi negli ultimi anni. Sono opere spiazzanti. spesso violente, che sottendono aspetti ritualmente minacciosi, con citazioni arcaiche relative ad iconografie sacrificali. Pivi si rifà a metodologie antiche di lavoro, ottino mosaicista, sensibilissimo scultore (la qualità scultorea di Frutto della ragione presente in in mostra è stupefacente), sia nel minimale rapporto con le testine (scolpite da sassi di fiume) che delineano il quadrante di un immaginario orologio senza lancette. Si impadronisce di linguaggi espressivi del passato, utilizza il potere evocativo e inquietante del mondo primitivo, si lascia prendere da veri eccessi d’ira artistica che accendono opere di una durezza visiva o concettuale al limite della sopportazione: e il primordiale che affiora, la sensibilità che attraversa percorsi inconsueti, inciampando e reagendo con un’energia furiosa.

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