Leonardo Pivi



Daniela Ardizzone
Nicola Davide Angerame
Dede Auregli
Renato Barilli
Luca Beatrice
Maria Rita Bentini
Bruno Benuzzi 
Francesco Bonazzi
Beatrice Buscaroli Fabbri
Lorenzo Canova
Paul Carey Kent
Fabio Cavallucci
Guido Curto
Roberto DaOlio
Edoardo Di Mauro
Emanuela De Cecco
Costantino D’Orazio
Francesco Gabellini 

Sabrina Ghinassi
Francesca Giraudi
Raffaella Iannella
Anna Malapelle
Susanna Mandice
Luigi Meneghelli
Guido Molinari
Alessandro Pessoli
Francesca Pietracci
F. Poli / G. Serusi
Ludovico Pratesi
Letizia Ragaglia
Gianni Romano
Maurizio Sciaccaluga
Marco Senaldi
Sabina Spada
Maria Grazia Torri 

Mosaici e Feticci
Upload, Marena Rooms Gallery, 2010
Guido Curto

Vive e lavora a Ravenna Leonardo Pivi (nato a Cesena nel 1965) e di questa antica e bellissima città nel suo lavoro contiene una traccia evidente: l’uso del mosaico. Già proprio di quel mosaico bizantino che a Ravenna, capitale dell’Impero Romano d’Occidente dal 402 al 476 e poi conquistata da Bisanzio, fu il mezzo espressivo privilegiato per raccontare al popolo d’ogni ceto sociale, le Storie delle Sacre Scritture, ma anche per comunicare la storia laica e celebrare l’imperatore d’Oriente Giustiniano e sua moglie Teodora, come accade, ad esempio, nello splendido ciclo musivo della chiesa di Santa Vitale.
Così Pivi – dopo gli esordi negli anni ’80, quando ancora studia all’Accademia di Belle Arti di Bologna cimentandosi con svariati media, dalla pittura alla micro-scultura alla fotografia, e in particolare con una frenetica produzione di schizzi e disegni di piccole dimensioni dal sapore onirico e surreale – negli anni ’90 recupera e attualizza la tecnica virtuosa del mosaico, però, provocatoriamente, sceglie come soggetti le icone mass mediali del nostro tempo, immagini quasi banali, come il Polpo Paul che indovina i risultati delle partite ai mondiali di calcio 2010; la “caduta” del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Montecatini Terme; il casco “autoritratto” indossato da Valentino Rossi al GP del Mugello nel 2008.
Inoltre Pivi, da persona colta e sensibile qual è, istituisce un rapporto stilistico-formale (gli storici dell’arte direbbero che lo fa in chiave Puro Visibilista) tra quelle icone mediatiche, estrapolate il più delle volte da Internet, e l’arte antica: il Polpo Paul ricorda certi elementi zoomorfi dei mosaici romani; Berlusconi che sviene sorretto dalle guardie del corpo evoca l’immagine di Cristo deposto dalla croce, ma sia ben chiaro senza alcuna intenzione blasfema o di provocazione “politica”. E’ una mera attinenza estetica. L’uso del mosaico è quindi un esercizio di stile che sottende la volontà di creare un rapporto, o meglio un corto circuito, tra passato e presente.
Per la mostra alla Marena Rooms Gallery, Pivi presenta nuove e inedite opere installative in cui le icone musive interagiscono con le immagini proiettate, windows, veri e propri snapshots ripresi dal web; così due diversi codici espressivi convivono in una strana simbiosi estetica, dove le tessere musive sembrano pixel televisivi.
Pivi usa, infatti, il mosaico, tecnica paziente con tempi lunghi d’esecuzione, proprio perché sedotto da questo “linguaggio” desueto, che ha trasforma l’immagine, irrigidendola e raffreddandola, fino al punto da renderla tagliente e dura: Però sia chiaro, l’opera musiva creata da Pivi, non si limita a riprodurre le immagini fotografiche, ma le costruisce ex-novo in una sintesi d’antico e contemporaneo.
Questa passione per la manualità la ritroviamo identica in alcune sculture, inedite, che Pivi presenta per la prima volta al pubblico in questa personale. Sculture che sembrano feticci arcaici, realizzati assemblando ossa, legni recuperati dal mare, pietre, o pezzi di bambole alla Bellmer, colorati con terre e antiparassitari delle piante. Opere per certi aspetti simili ai lavori di Art Brut realizzati da carcerati o alienati mentali. Anche in questo caso la volontà espressiva di Pivi è creare immagini di forte impatto emotivo, capaci di colpire il cuore prima che la mente, giocando sul rapporto tra l’uso post-dadaista dell’objet trouvée e l’idea Neo Pop che l’opera d’arte dev’essere un prodotto democraticamente alla portata di tutti.