Leonardo Pivi



Daniela Ardizzone
Nicola Davide Angerame
Dede Auregli
Renato Barilli
Luca Beatrice
Maria Rita Bentini
Bruno Benuzzi 
Francesco Bonazzi
Beatrice Buscaroli Fabbri
Lorenzo Canova
Paul Carey Kent
Fabio Cavallucci
Guido Curto
Roberto DaOlio
Edoardo Di Mauro
Emanuela De Cecco
Costantino D’Orazio
Francesco Gabellini 

Sabrina Ghinassi
Francesca Giraudi
Raffaella Iannella
Anna Malapelle
Susanna Mandice
Luigi Meneghelli
Guido Molinari
Alessandro Pessoli
Francesca Pietracci
F. Poli / G. Serusi
Ludovico Pratesi
Letizia Ragaglia
Gianni Romano
Maurizio Sciaccaluga
Marco Senaldi
Sabina Spada
Maria Grazia Torri 

Tratto Exibart.com
Giovedì 21/10/2010
Nicola Davide Angerame

Pivi significa mosaico contemporaneo? Certo, ma non solo. Così Bisanzio si sposa con il web. E partorisce pure bambole woodoo, forse realizzate con ossa umane…
L’ironia di Leonardo Pivi (Cesena, 1965; vive a Riccione) sa addentare come quei cagnetti che sommano simpatia e ardore, latrati e piccoli morsi, sempre immersi tra gioco e ferocia. Così le sue Miss, i suoi Berlusconi morenti e i suoi ritratti da prima pagina incastonati nelle riviste in piccoli preziosi mosaici sono taglienti con cortesia, abrasivi con delicata sagacia.
Entrando nella nuova personale torinese che gli dedica Marena Rooms, ci s’imbatte da subito in una serie di oggetti woodoo, fatti di gessi “inventati”, di pezzi di bambole rosa e di autentiche ossa animali. C’è chi sostiene che siano perfino umane e lo stesso artista, interrogato, parla di un ossario meraviglioso, dalle sue parti, dove un tempo ci si poteva rifornire.
Il macabro impeto di queste sghignazzanti figure, dalle bionde trecce e dalle carnose bocche ritagliate da riviste fashion, s’infrange però sui loro nomi come una tragedia che finisce in farsa. Miss Italia ha la testa a forma di anca o di omero; Miss Padania fa capolino come un fumetto di Tim Burton. Le altre Miss sembrano ammiccare a una inesistente giuria, colte in preda a uno sciagurato edonismo, ignare della propria marcescenza, un po’ come Goldie Hawn e Meryl Streep ne La morte ti fa bella. Una galleria di personaggi sospesi tra il mondo magico rituale primitivo, che dà qualche brivido autentico, e l’atteggiamento cinico, goliardico e sardonico di un Occidente disilluso.
L’arte sta prendendo coscienza dell’esistenza della rete e anche Pivi le rende omaggio in una seconda sala dedicata ai mosaici che ritraggono il Polpo Paul, Berlusconi, Valentino e Michael Jackson. Si tratta dei “ten most visited”, delle notizie più cliccate e quindi delle icone decretate dal web nel 2010. In tal modo Pivi visualizza, ritrae e immortala a imperitura memoria (il tono ironico è d’obbligo) le celebrity del momento, dando parola alla rete e portando la schermata a interagire e sovrapporsi ai quei mosaici, che ormai Pivi porta con sé come il segno particolare della sua carta d’identità d’artista nato in quella che fu, per un breve momento della storia, la capitale dell’Impero romano d’Occidente poi conquistata da Bisanzio.
Nella terza sala sono posti, infine, lavori più minuti, meno celebrativi ma intensamente artigianali. Pivi appesantisce i ritratti che trova sulle copertine dei settimanali, trasformando l’immagine di consumo in frammentazioni ricomposte di pietre colorate. L’immagine sprofonda nel corpo della rivista, che non si apre più e diventa come la tavola di legno di un’icona bizantina. La storia antica della lavorazione delle pietre incontra la storia moderna delle rotative e della fotografia digitale.
Pivi usa il mosaico come seducente strumento di rottura e ricatalogazione delle immagini, in linea con la pratica dello sminuzzar pietre, per poi rincollarle secondo l’ordine razionale offerto da un’immagine riconoscibile. Quella degli attuali mass media.